Om. C'era un tempo Svetaketu Aruni. Suo padre Uddhalaka gli
disse: Vivi da studente della conoscenza sacra perché in verità,
mio caro, nella nostra famiglia nessuno è bramino solo per
nascita.
Svetaketu divenne perciò un discepolo all'età di dodici anni,
studiò tutti i Veda ed all'età di ventiquattro anni tornò a casa,
superbo, fiero della sua erudizione.

Suo padre gli disse: Svetaketu, mio caro, tu sei ora superbo,
fiero della tua erudizione. Ma hai mai chiesto di ricevere
quell'insegnamento che permette di udire l'inudito, di pensare
l'impensato, di comprendere ciò che non può essere compreso?
Com'è, signore, questo insegnamento?

Mio caro, è come se da un pezzo d'argilla si conoscesse tutto ciò
che è fatto d'argilla, restando tutte le diverse modificazioni
null'altro che distinzioni di nome e di linguaggio riguardanti una
sola realtà, l'argilla; è come se in un ornamento di rame potessi
riconoscere tutto ciò che è fatto di rame; e come se in un
coltellino per unghie potessi riconoscere tutto ciò che è fatto di
ferro (la distinzione è puramente verbale, è solo un nome, la
realtà è ferro) così, mio caro, è questo insegnamento.

Certamente i miei onorati maestri non sapevano questo; se
infatti l'avessero saputo, perché mai non me lo avrebbero
insegnato? Ma ti prego, signore, insegnamelo tu.
Così sia, mio caro.

All'inizio, mio caro, questo mondo era solo Essere, l'uno, senza
un secondo. Alcuni dicono: All'inizio questo mondo era solo Non
Essere, dal Non Essere fu prodotto l'Essere.
Ma in verità, mio caro, come potrebbe essere ciò? Come può il
Non Essere produrre l'Essere? No, all'inizio questo mondo era
solo Essere, l'uno, senza un secondo.

Come le api raccolgono il nettare di diverse piante e lo
trasformano in miele, unificandone l'essenza, cosicché non è più
possibile distinguere, io sono il nettare di questa pianta, io sono
il nettare di quella pianta, così, mio caro, tutte le creature senza
saperlo ritornano all'Essere.
Qualsiasi cosa siano qui sulla terra, tigre, o leone, o lupo, o
cinghiale, o verme, o mosca, o tafano, o zanzara, esse sono ciò.

Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è
costituito di Essa, Essa è la vera realtà, Essa è il Se, e tu sei
quello (Tat Tvam Asi) o Svetaketu.
Continua il tuo insegnamento o venerabile.
Così sia, mio caro.

Come i fiumi che scorrono verso oriente o verso occidente tutti
provengono dall'oceano e all'oceano ritornano, divenendo
l'oceano stesso, dove non è più possibile distinguere, io sono
questo fiume, io sono quel fiume, così, mio caro, tutte le
creature senza saperlo provengono dall'Essere. Qualsiasi cosa
siano qui sulla terra, tigre, o leone, o lupo, o cinghiale, o verme,
o mosca, o tafano, o zanzara, esse sono ciò.

Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è
costituito di Essa, Essa è la vera realtà,
Essa è il Se, e tu sei quello o Svetaketu.
Continua il tuo insegnamento o venerabile.
Così sia, mio caro.

Se questo grande albero viene ferito alla radice, esso soffre,
ma continua a vivere. Se viene ferito nel tronco, esso soffre,
ma continua a vivere. Se viene ferito nella chioma, esso
soffre, ma continua a vivere. Pervaso dal Sé, continua a
ergersi, gioiosamente bevendo gli umori della terra.
Ma se la vita abbandona un ramo, questo si secca. Se ne
abbandona un secondo, questo si secca. Se ne abbandona
un terzo, questo si secca. Se abbandona tutto l'albero,
tutto l'albero si secca.
Analogamente, mio caro, quando la vita lascia questo
corpo, esso muore. Ma la vita non muore.

Qualunque sia questa vita, questa essenza sottile,
tutto l'universo è costituito di Essa, Essa è la vera realtà,
Essa è il Se, e tu sei quello o Svetaketu
Continua il tuo insegnamento o venerabile.
Così sia, mio caro.

Portami un frutto di
nyagrodha. Eccolo, signore. Dividilo.
Ecco fatto, signore. Che cosa vedi? Questi piccoli semi, signore.
Dividine uno, per favore. Ecco fatto, signore. Che cosa vedi?
Niente, signore.
In verità, mio caro, da questa essenza così fine che tu non puoi
percepirla sorge questo immenso albero di
nyagrodha.

Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è
costituito di Essa, Essa è la vera realtà, Essa è il Se, e tu sei
quello o Svetaketu.
Continua il tuo insegnamento o venerabile.
Così sia, mio caro.

Metti questo sale nell'acqua e domattina torna da me.
Egli così fece e suo padre gli disse:
Quel sale che ieri sera hai messo nell'acqua, per favore,
riprendilo. Svetaketu cercò il sale nell'acqua, ma non lo trovò,
perché era completamente disciolto.
Bevi un sorso d'acqua da questa estremità. Com'è? Salata. Bevi
un sorso d'acqua dal mezzo. Com'è? Salata. Bevi un sorso
d'acqua dall'altra estremità. Com'è? Salata. E dappertutto
uguale. E suo padre gli disse: C'è qualcosa qui, c'è un'essenza
che non puoi percepire, eppure c'è, in verità.

Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è
costituito di Essa, Essa è la vera realtà, Essa è il Se, e tu sei
quello o Svetaketu.
Continua il tuo insegnamento o venerabile.
Così sia, mio caro.

Una persona portata via dal paese di
Gandhàra con gli occhi
bendati e abbandonata in un luogo deserto può errare
casualmente verso oriente, verso il settentrione o verso il
meridione, poiché è stata portata via con gli occhi bendati ed è
stata abbandonata con gli occhi bendati. Ma se qualcuno gli
toglie la benda e gli dice:
Gandhàra è in quella direzione, va' in
quella direzione!, allora, se è una persona sensata, può,
chiedendo di villaggio in villaggio, ritornare a casa a Gandhàra.

Così su questa terra colui che ha un maestro sa che dovrà
continuare finché non avrò raggiunto l'Essenza, la liberazione,
ma poi arriverà a casa.

Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l'universo è
costituito di Essa, Essa è la vera realtà, Essa è il tuo vero Se,
Essa sei tu o Svetaketu.

Allora egli comprese.
Sì,
Egli comprese.

Institute of Yogic Culture
Centro Yoga Trieste